mercoledì 25 maggio 2011

Il baco


“Tra una ciliegia bacata e una senza verme, tu quale scegli?“. Quando mio nonno me lo ha chiesto ero piccolo, avevo quattro anni. Ho risposto d’istinto, senza pensare, nella maniera meno scontata. Ho risposto quella bacata. Amavo provocare, proprio come lui. Ma quella domanda, quella frase, l’ho capita solo dopo e me la porto ancora dentro. Non era solo una questione alimentare. La ciliegia dove vive un verme è quella che cresce senza diserbanti. La ciliegia rossa, luccicante, senza imperfezioni è quella costruita dalla chimica.
L’apparenza a volte è figlia del pregiudizio. Era questo l’insegnamento di un signore con la barba lunga e bianca, la passione per gli scacchi, l’arte, la cultura e l’agricoltura biologica. Dietro quella domanda si nascondevano due modi diversi di vedere il mondo. In fondo al posto della ciliegia si può mettere qualsiasi cosa. Persone, idee, ideali. Mio nonno oggi non c’è più, ma io continuo a pensarla così. Tra una ciliegia con il baco e una senza, scelgo quella con il baco. E’ più vera.

domenica 22 maggio 2011

Tieni duro

Cinque passi per nove. La stanza chiusa, sigillata. Il mondo visto da una finestra, dal basso, quasi sottoterra. Il bagno è di piombo. La doccia funziona solo alla fine della settimana. Due gettoni, ognuno regala trenta secondi di acqua. Il contatto è ridotto al minimo, con le persone, con le cose, con gli elementi, con gli alimenti. Il cibo lasciato su un tavolo, tra due porte, e solo quando se ne chiude una puoi aprire l'altra e prendere da mangiare. I secondi sembrano minuti, i minuti ore, le ore giorni. Il conto alla rovescia è infinito. Puoi solo camminare. Cinque passi per nove. Camminare e pensare. Sembra una prigione, è la stanza della terapia radioattiva. Qui si curano i tumori.

venerdì 13 maggio 2011

Antisommossa

Il sole picchia e tutto e’ più pesante. Il casco, lo scudo, le protezioni alle gambe. La piazza e’ piena, puzza di vino e sudore. Cori, insulti, applausi. Tensione. Gli sguardi si incrociano, cattivi. Il cuore va a mille. Ora succede. Manca poco così. I led rossi delle telecamere si accendono, le macchine fotografiche impazziscono. Spinte, gomitate, bestemmie, tutti cercano lo scatto migliore. Poi capita qualcosa, qualcosa di strano, qualcosa di inspiegabile. Gli striscioni bianchi e rossi si abbassano, i caschi neri fanno un passo indietro. Tutto finisce. Questa volta e’ andata bene. La prossima chissà.

giovedì 5 maggio 2011

H.B.D.D.

Visto così sembra un cucciolo catturato dall'accalappiacani. Lo sguardo triste che supplica: "tirami fuori di qui, non voglio finire in un canile". Eppure questo è un cane spietato. Quando si aprono le porte della gabbia corre veloce, scivola sui prati, si infila tra i rovi e le sterpaglie, attraversa boschi, fiumi e ruscelli. Non sta fermo un secondo, cerca tracce, fiuta indizi. Questo cane risolve problemi, risolve i casi più complessi.
E' un H.B.D.D. Quattro lettere fredde e difficili da decifrare. Una sigla in inglese che fa un certo effetto. Human Blood Detection Dog. Tradotto: cani per la ricerca di sangue e resti umani. Questo cane è un detective, trova l'assassino.

lunedì 2 maggio 2011

“Babbo storia”

Frank Sinatra in sottofondo. In tavola latte, biscotti, yogurt e frutta. Fuori Roma fa a cazzotti con il traffico e l’orologio. Stasera potrei essere a Brembate, a Ventimiglia o ad Ascoli. Ma adesso sono qui, a fare colazione con mia figlia. Due anni e tre mesi, il biberon in mano e un chiodo fisso: “Babbo, storia”. Una storia. Oggi le racconto quella di un pasticcere Trotskista nell’Italia degli anni ’50. Più vera di Cenerentola.