Li riconosci perché sono spaventati. Hanno le scarpe bagnate dalla traversata sugli scogli e lo sguardo fisso verso le luci. Le luci di Mentone, la libertà. Ogni macchina che passa ferma il cuore. Chissà cosa si prova, cosa si pensa, quando per arrivarci hai lasciato chi ti vuole bene, hai visto annegare il tuo compagno di viaggio, sei stato rinchiuso in un centro di accoglienza. Tutto quello che hanno è un telefonino e una busta di plastica con quattro stracci. Attraversare quel che resta della frontiera è un attimo. E' buio e anche il silenzio fa paura. Good Bye Tunisia.
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lunedì 11 aprile 2011
lunedì 4 aprile 2011
Nulla da perdere
Fouad ci mostra la carta d'identità, il permesso di soggiorno, la patente. Ci dice di che è stato bloccato mentre attraversava il confine tra Ventimiglia e Mentone. Tarek racconta che i poliziotti francesi l'hanno fermato a Nizza e "accompagnato" in Italia. Chiediamo di ascoltare la versione della Gendarmerie. Impossibile. Le tute blu si danno il cambio turno davanti alla dogana, i tunisini restano fuori.
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Dalla parte sbagliata
Camminano su sentieri larghi poche decine di centimetri. Sentieri di montagna, un tempo battuti dai contrabbandieri e dai clandestini. Camminano di giorno e di notte, si arrampicano. Chi non ce la fa più si ferma a dormire nei vecchi ruderi abbandonati lungo il passo della morte, la vetta di passaggio tra Italia e Francia. I tunisini sono dalla parte sbagliata del confine ma nemmeno la paura di cadere da un costone di seicento metri li ferma. Camminano.
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